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D’Alema in Cina. Una foto di famiglia

D’Alema in Cina. Una foto di famiglia

di Vincenzo D’Anna*

Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio italiano ed esponente di spicco del Partito democratico, ha rilasciato un intervista a Fabio Martini de “La Stampa”, toccando vari temi. L’ex “leader maximo”, accantonata, per un attimo, l’opera di grande mediatore d’affari, con parcelle milionarie, è tornato a respirare l’aria della grande diplomazia internazionale. Certo non è risultato un intruso, nella foto di famiglia diffusa dalla stampa insieme a Xi Li Ping e tutti i suoi autorevoli ospiti. Se vogliamo, in quella foto, non è risultato neanche fuori posto, sia perché egli è sempre stato un politico di spessore, di indubbie qualità, di intelligenza e arguzia, sia perché, in compagnia di comunisti, neo-comunisti, ex comunisti e post-comunisti, egli ha potuto ben scegliere a quale di quelle diverse categorie accomunarsi.
Insomma, in quella foto scattata in Cina, è stata rappresentata tutta la gamma e le tonalità del marxismo messo in pratica, in tempi storici e con modalità diverse. Gestioni simili, ma non uguali, dello Stato onnipotente, tutte storicamente note all’opinione pubblica mondiale, ossia raramente buone, frequentemente pessime, alcune volte tragiche e sanguinarie, per gli effetti che quella dottrina dello Stato, chiamata comunismo, ha provocato laddove applicata. Un viaggio che D’Alema ha avuto modo di spiegare come una curiosità politica, una verifica dei suoi convincimenti, ossia che la Cina ormai si appresti a divenire la nazione più potente al mondo, sia sul piano economico che militare, e che possa essere, a breve, il punto di riferimento di numerosi Paesi (il Sud del mondo) creando un entità capace di cancellare l’attuale ordine mondiale e quindi la supremazia degli Usa. Una versione aggiornata al terzo millennio dello internazionalismo socialista, tramutata in una forma ibrida col capitalismo. Concetto senz’altro vero, ma aggiungendovi, come concausa, l’incapacità di Donald Trump di guardare oltre i propri interessi personali e quelli autarchici (e commerciali) statunitensi. Fattori che risultano già determinanti sullo scacchiere geopolitico planetario, grazie ai quali la politica estera americana sta affondando, facendo ringalluzzire il contendente di Pechino. Credo che D’Alema si sia recato nel Paese della Grande Muraglia perché ha già percepito il nuovo scenario e tutto quello che ne potrà conseguire sul piano politico italiano ed europeo. Non a caso, né tanto meno per inutile sfoggio, il “grand tour” cinese si è svolto alla presenza di altri leader, oltre che di uomini politici di Stato e di governo: una mastodontica parata militare alla quale Xi Li Ping, per l’occasione, si è presentato con gli usuali abiti indossati a suo tempo da Mao Tze Dong e Lin Piao. Insomma, uno sfoggio di potenza militare e un richiamo alla storia ed all’ortodossia dei costumi e delle idee dei due più famosi predecessori. D’Alema sostiene che l’Occidente ha commesso errori strategici nella gestione della crisi con la Russia, favorendo il nazionalismo dittatoriale di Putin, e che sarebbe stato necessario inserire Mosca in un contesto di post-guerra fredda garantendo la sicurezza europea attraverso una struttura comune. L’ex leader dem ha proposto, tra i pochissimi, una soluzione equa e praticabile per risolvere il conflitto Russo-Ucraino, ossia che si considerino i diritti delle minoranze russe nei paesi ex sovietici e si dia alla regione del Donbass ucraino lo status giuridico di un’autonomia amministrativa e gestionale, in un quadro di garanzie etniche e religiose. Cosa che avrebbe potuto chiedere e fare Putin con il sostegno della vecchia Europa e dell’Onu, come in tanti altri casi simili. Ma lo zar del Cremlino sogna il ritorno alla grandezza di un tempo ed ha quindi bisogno anche di mostrare i muscoli, di conquiste territoriali e sangue da spargere. L’ex segretario del Pci, dal canto suo, enfatizza l’importanza dell’Ue come potenza globale, capace di negoziare alla pari con le altre grandi potenze. Sul piano della politica interna, invece, è meno ecumenico, critica la destra italiana, affermando che non rappresenta la maggioranza del Paese. Strana affermazione in bocca a chi è assurto alla Presidenza del Consiglio senza passare per il responso delle elezioni, per poter poi confutare come maggioritario chi quel mandato l’ha ottenuto dalle urne!! Sempre in materia di politica interna, D’Alema tace su cosa sia oggi l’alternativa alla destra “minoritaria” della Meloni, ossia la sinistra del “campo largo”, ove ad essere minoritarie sono le proposte e la visione del futuro. Forse quello che Massimo D’Alema ha visto a Pechino, frutto dei suoi pensieri, potrà tornare utile a dimostrare che il mondo è cambiato davvero, che l’utopia socialista ed i suoi dogmi morta e sepolta . Manca però solo un’altra riflessione, un interrogativo, che D’Alema non pronuncia: un nuovo ordine mondiale incentrato intorno allo zoccolo duro di Cina, Russia, Iran, Venezuela, Vietnam, e repubbliche asiatiche ex URSS e molti altri regimi ove mancano libertà civili e democrazia (nelle istituzioni politiche e parlamentari), ma non la possibilità di arricchirsi col capitalismo, non contiene forse tutti e due i mali che connotavano quello vecchio? Un mondo ove tutto avrà un costo e mai un valore, libertà e diritti subordinati ai commerci ed utilità, non promette niente di buono, e di certo se non la morte dell’Occidente.

*già parlamentare ed

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