Asl Caserta, il foro boario di don Vincenzo
Asl Caserta, il foro boario di don Vincenzo
di Vincenzo D’Anna*
Non saprei dire quanti siano coloro che, in questi giorni d’afa, si interessano ai “giochetti” del governatore Vincenzo De Luca sulla nomina dei nuovi direttori generali delle Asl e delle aziende ospedaliere. Eppure la vicenda è degna di attenzione. Quale sarebbe il “divertissement” che va in scena a Palazzo Santa Lucia? È presto detto: si fanno e si disfano atti deliberativi di nomina, salvo poi non pubblicarli e cambiarne il contenuto. Eppure lo “sceriffo” ha seguito la prassi di legge, sottoponendo i direttori uscenti al vaglio di una commissione che ne valutasse l’operato, salvo poi cestinare quelli che non sono risultati “funzionali” al disegno di gestione politico-clientelare della sanità (con annesse relative rendite elettorali). Niente di nuovo sotto il sole, si dirà. La distanza abissale tra quel che De Luca predica (il sublime) e quello che invece realmente fa( il mediocre), è conosciuta anche dalle pietre della strada! E tuttavia, nel silenzio generale degli addetti ai lavori (sia di maggioranza che di opposizione), nessuno fiata, né protesta, né denuncia alcunché. Ne consegue che, in questo vergognoso foro boario, ovis et bovis pascolino nello stazzo di don Vincenzo, venendo spostati da un’azienda all’altra, nominati e, caso mai, poi defenestrati. Una partita tutta deluchiana, una specie di gioco dell’oca, forse anche avvincente se non si trattasse del governo della sanità regionale, della cura della salute di sei milioni di cittadini, con una spesa che sfiora i dodici miliardi di euro all’anno! Liste di attesa lunghissime? Esaurimento delle prestazioni diagnostiche presso i centri accreditati e produttività scarsa in quelli a gestione pubblica? Pronto soccorso intasati? Malati lasciati per giorni sulle barelle? Nosocomi sparsi in giro con indici ridicoli di occupazione e turnover dei posti letto, quindi inutili e pericolosi? Medicina del territorio e di distretto pressoché assente? A don Vincenzo, che pure aveva promesso una sanità di eccellenza, poco importa. Lui preferisce giocare al domino del potere, allocando i suoi sodali dove occorrerà gestire danaro, voti, consenso, concorsi e posti di lavoro!! Ed ancorché qualche direttore generale si sia ben districato, eccolo subito trasferito prr premio presso le aziende sanitarie salernitane, feudo elettorale del presidentissimo. Questa è la regola generale, che viene coperta con la parola magica, la madre di tutte le giustificazioni: “sanità pubblica”, ossia gestita dalla politica politicante. Peccato che quella sanità non abbia nulla di pubblico e, men che meno, l’interesse di essere equa, dopo aver posto gli interessi dei malati al centro di ogni decisione. E quale altro salvifico toccasana, se non mettere, paradossalmente, sul banco degli imputati la sanità privata accreditata, che pur assorbendo non oltre il venti per cento del fondo sanitario regionale, produce in molti ambiti, il settanta per cento delle prestazioni richieste dagli utenti? La libera scelta del sanitario e della struttura da parte dei cittadini, diventa un miraggio, sottoposta a vincoli chiamati “tetti di spesa”, per cui chi non ha i soldi per accedere alle strutture accreditate, una volta esauriti i tetti di spesa loro assegnati, deve mettere mano al portafoglio oppure migrare in altre regioni!! Ma se vi è un caso particolare nella mala gestione sanitaria, bisogna guardare all’Azienda Sanitaria di Caserta. Sono anni che a Corso Trieste giungono direttori generali provenienti da ogni parte della regione, come se questa fosse una specie di roccaforte, alla quale destinare un proconsole, un emissario del potere centrale. Non pare esista un manager, un sanitario esperto originario di quei luoghi, in grado di gestire la sanità in Terra di Lavoro. Esiste però il servilismo e la subalternità politica dei casertani eletti, i quali si accontentano di piluccare qualche briciola caduta dalla tavola imbandita: qualche trasferimento di grandi elettori, imboscamento di amici, mogli ed amanti negli uffici dell’Asl, piccoli traffici gestionali che procurino loro il consenso. Un esempio eclatante? In alcune aree della provincia di Caserta, la percentuale di diabetici accertati (oltre ai non diagnosticati) sfiora il 10%. Il doppio della media nazionale. Ecco che allora la regione individua undici nuovi Centri Antidiabete per il Casertano; di questi, due sono assegnati a centri privati già in funzione e altri nove al cosiddetto “pubblico”. Di questi ultimi però non si ha traccia. Pare siano camuffati come semplici ambulatori diabetologici e quindi privi di tutto l’organizzazione specialistica accessoria che serve per la cura delle complicanze della malattia diabetica. I due centri residui privati accreditati? Sono efficienti e attrezzati, però non ricevono un tetto di spesa sufficiente che possa permettere loro di assistere tutti i diabetici della zona. Morale della favola: una massa dolente e disperata di malati vaga per la provincia, spostandosi laddove esistono strutture accreditate alle quali il potere, e forse l’interesse, ha destinato più soldi. Che dire? Il foro boario di don Vincenzo continuerà…
*già parlamentare
